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Traduttrici del passato: La Malinche, l’interprete del Nuovo Mondo

[A cura di Barbara Barnini]

Oltre a un salto geografico facciamo oggi un salto d’epoca che ci conduce al periodo della conquista del Messico da parte dei conquistadores spagnoli al seguito di Hernán Cortés (1485 – 1547).

Senza le competenze linguistiche di un’indigena nahua chiamata La Malinche, la comunicazione tra gli spagnoli e le popolazioni locali non sarebbe stata possible, fu lei che  permise  agli europei di conoscere gli usi e costumi degli Aztechi svolgendo una preziosa opera di mediazione linguistica e culturale. Bernal Díaz del Castillo, soldato e principale cronista della Conquista del Messico, così riferiva nella sua Historia verdadera de la Conquista de la Nueva España (1568): “questa donna è stata uno strumento cruciale nei nostri viaggi di esplorazione. Abbiamo potuto realizzare molto grazie a lei e all’aiuto di Dio. Senza di lei non avremmo potuto capire la lingua messicana e molte imprese sarebbero rimaste altrimenti incompiute.”

La storia di La Malinche (Coatzacoalcos – Messico 1502 – Tenochtitlan, capitale dell’Impero azteco, 1529), conosciuta anche come Malinalli, Malintzin o Doña Marina dopo la conversione al cattolicesimo, si muove tra realtà e leggenda, perché non tradusse solo dalla lingua madre, il nahuatl, in spagnolo, ma presumibilmente svolse anche opera di spionaggio svelando agli spagnoli i segreti militari degli Aztechi, per cui nel suo caso il famoso adagio traduttore, traditore potrebbe essere preso alla lettera.

Di nobili origini, dopo la morte del padre, governatore di Paynalla nella regione di Veracruz, fu venduta dalla madre a un mercante di schiavi per privilegiare il figlio avuto dal secondo matrimonio e, dopo varie vicissitudini, fu consegnata come schiava a Cortés di cui divenne l’interprete ufficiale e l’amante.

Cortés e i nativi poterono dialogare in una sorta di circuito linguistico triangolare composto dalla lingua del popolo azteco, il nahuatl, un sorta di lingua franca nel Messico centrale del tempo, la lingua maya, la lingua più importante nell’Impero azteco sotto Montezuma II e lo spagnolo. Dapprima fu l’esploratore spagnolo Gerónimo de Aguilar, conoscitore della lingua maya, a fare da tramite tra Cortés e il popolo Maya, successivamente entrò in scena Doña Marina che traduceva dal nahuatl al maya per Aguilar che si incaricava di tradurre dal maya in spagnolo per Cortés. La lingua maya, quindi, servì da ponte tra lo spagnolo e il nahuatl, e viceversa, e svolse un ruolo fondamentale nella mediazione linguistica durante la spedizione di conquista del Messico.

Secondo i cronisti, Doña Marina imparò lo spagnolo molto velocemente e, a Tenochtitlan, la capitale dell’Impero azteco, tradusse per Montezuma gli elaborati discorsi di Cortés sulla religione cristiana e la dichiarazione di sottommissione al regno di Spagna.

La Malinche resta una figura controversa, avvolta nel mistero e con il tempo si è creato intorno a lei un mito ambivalente, intessuto di leggende: da alcuni viene elevata a simbolo del multiculturalismo e della comprensione tra etnie diverse per la sua abilità linguistica, d’altro canto, in Messico, viene considerata come traditrice del suo popolo, perché traducendo le lingue indigene, aprì e facilitò la strada alla Conquista. Gli spagnoli poterono conoscere grazie a lei non solo la cultura degli Aztechi, ma anche i punti deboli del loro apparato statale e militare. Quindi, fu interprete e spia su quanto avveniva all’interno della loro macchina organizzativa? Non si può che rispondere affermativamente, perché La Malinche riuscì ad accattivarsi l’alleanza con i popoli indigeni ostili a Montezuma e a schierarli dalla parte di Cortés. Non per niente in Messico e in altri Paesi del Sudamerica, malinchismo è un termine corrente che deriva dal suo nome e indica il comportamento di colui che volta le spalle alla propria etnia preferendo stare dalla parte dello straniero.

Il fatto è che le sue conoscenze linguistiche rappresentarono la fortuna di Malinche e le consentirono un avanzamento di grado, da schiava a informatrice e fornitrice di servizio di interpretariato per conto della Corona di Spagna. Non è da escludere che sia stata usata da Cortés come utile pedina diplomatica nelle trattative con le popolazioni autoctone, ma sicuramente fu la sua fedele e irrinunciabile collaboratrice linguistica, da lui definita mi lengua, la padrona della lingua parlata e la regista della comunicazione verbale nel Nuovo Mondo.

Fonti: le notizie biografiche su La Malinche sono tratte da

https://it.wikipedia.org/wiki/La_Malinche

https://www.studiarapido.it/hernan-cortes-e-limpero-azteco/

https://www.smglanguages.com/geronimo-de-aguilar-linterprete-di-cortes/

https://silo.tips/download/frauen-und-bersetzung-von-der-unsichtbarkeit-zum-aktionismus-christine-dkc

https://romasantiago.com/5-figure-femminili-latinoamericane-da-conoscere-assolutamente/

https://www.vanillamagazine.it/la-controversa-storia-di-la-malinche-traditrice-degli-aztechi-o-vittima-degli-spagnoli/

https://uepo.de/2013/03/28/malinche-dolmetscherin-und-geliebte-von-hernan-cortes-verraeterin-der-mittelamerikanischen-voelker/

e da me tradotte in parte in italiano.

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