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Salone del Libro di Torino 2026: parole, emozioni e solidarietà

Anche quest’anno La bottega dei traduttori ha partecipato al Salone Internazionale del Libro di Torino con lo stand F110 nel padiglione 2, questa volta con una valigia carica di fili di lana colorati e maschere per celebrare i 100 anni dalla pubblicazione di Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello.

Per chi, come me, frequenta il SalTo da tempo, ogni edizione ha qualcosa di unico. Eppure, anche dopo diverse partecipazioni, è sorprendente quanto questa manifestazione riesca ancora a regalare incontri inattesi e nuove idee.

Tra i corridoi del Lingotto passano persone provenienti dai percorsi più disparati: c’è chi studia lingue, chi sbircia tra i volumi alla ricerca della prossima lettura, chi si rimette in gioco con nuove professioni, chi scrive libri e chi lavora da più o meno tempo in ambito editoriale. Da ogni incontro nasce una conversazione diversa e spesso basta uno scambio di parole per aprirsi a nuove prospettive e dare vita a collaborazioni future.

Tuttavia, l’aspetto più bello del Salone del Libro resta la possibilità di ritrovarsi e incontrarsi dal vivo. Condividere esperienze, raccontarsi come stanno andando i progetti, confrontarsi sul lavoro o, semplicemente, abbracciarsi sono momenti che ricordano il valore di una comunità costruita intorno al supporto reciproco e alla condivisione, ancor prima che alla passione per la traduzione e le lingue. Questo è quanto accaduto con Valeria, Martina, Francesca, Flavia C., Arianna, Sara, Donatella e Flavia F., che con entusiasmo e disponibilità hanno contribuito a rendere vivo ogni momento trascorso in fiera. Un ringraziamento speciale va anche ad Alyssa ed Emanuela che, pur non essendo presenti stabilmente allo stand, sono spesso passate per un saluto o per offrirci supporto, insieme a tante altre socie.

Per Arianna, che quest’anno partecipava per la prima volta al Salone del Libro con La bottega dei traduttori, l’esperienza ha avuto un sapore particolare:

“Partecipare per la prima volta al Salone del Libro con La bottega dei traduttori per me è stato come andare ad uno di quei pranzi di famiglia in cui ogni commensale porta il proprio piatto forte: chi la creatività, chi l’esperienza, chi le competenze, chi gli agganci e chi tanta energia e nuove idee. E quando si giunge ai saluti, la promessa è sempre la stessa: trovare nuove occasioni per ritrovarsi tutti insieme.”

Un’immagine che racconta bene lo spirito con cui abbiamo vissuto queste giornate torinesi. 

Un’emozione particolare è stata vedere sul banco dello stand molti dei libri sui quali abbiamo lavorato insieme durante l’anno. Sfogliarli, mostrarli alle persone in visita allo stand e coglierne l’interesse è stata una vera soddisfazione, soprattutto dopo mesi di lavoro, confronto e correzioni.

Tra le novità presenti quest’anno c’era la collana dei Classici da (ri)scoprire, un progetto nato dal desiderio di riportare alla luce opere ancora poco conosciute, ma che meritano di essere lette. Sei libri, sei traduzioni e altrettanti sguardi sul mondo: Fanfarlo e Cora: ritratti di donna di Charles Baudelaire e George Sand, Gli opali indiani di Ludwig Rubiner, Racconti dal futuro di Jules Verne, Arria Marcella: ricordo di Pompei di Théophile Gautier, Surly Tim e altri racconti di Frances Hodgson Burnett e Tre racconti di Gustave Flaubert.

Accanto a questa collana, non potevano mancare volumi che rappresentano ormai una presenza costante nel percorso editoriale dell’associazione. Tra questi, Prospettive: racconti ai confini della traduzione, raccolta nata dal laboratorio di scrittura creativa tenuto da Lisa Ginzburg, e Motus Animi. Intrecci di storie ed emozioni, un progetto che lega la forza delle parole alle emozioni.

Le pubblicazioni si sono inoltre arricchite di nuovi titoli della collana Leggende e misteri tra finzione e realtà, dedicata all’incontro tra folklore, immaginazione e racconto. Dopo i volumi dedicati alle Stazioni e a Navi e porti, è arrivato Vulcani, una raccolta in cui si intrecciano fuoco, mito e mistero.

Tra tutti i volumi presentati, è di certo Dalla terra che resta. Storie palestinesi, quello che ci ha riempito maggiormente di orgoglio. La presentazione del libro durante questo Salone del Libro è stata uno dei momenti più partecipati e le copie presenti allo stand sono andate esaurite in poco tempo. L’intero ricavato del volume è stato devoluto in beneficenza e proprio per questo la risposta del pubblico ci ha particolarmente emozionate, dimostrandoci che un semplice gesto può fare davvero la differenza. Del resto, questo volume è nato grazie all’impegno collettivo di chi ha scelto di mettere a disposizione gratuitamente tempo, competenze e professionalità.

Naturalmente non sono mancati gli incontri con case editrici e docenti, né occasioni per immaginare progetti futuri, perché il Salone del Libro è anche questo: un luogo in cui le idee si incontrano, crescono e spesso si trasformano anche in realtà. E chi meglio di ABEditore, con cui collaboriamo ormai da anni, poteva condividere con noi uno dei momenti più belli di questa edizione? Proprio in collaborazione con la casa editrice e Claudia B. Unali (@teacuptranslations) abbiamo infatti presentato Piccola antologia cinese del macabro e del fantastico, volume nato dal corso di traduzione dal cinese classico per La bottega dei traduttori. Un progetto che ci ha portate in un viaggio nell’oscurità della letteratura del macabro in Cina, tra spettri, demoni e racconti in cui il fantastico diventa una chiave per leggere la realtà.

Personalmente, torno da Torino con nuove energie e la conferma di quanto sia importante continuare a creare spazi di confronto e collaborazione e, come ogni anno, con la convinzione che i libri siano soprattutto strumenti di dialogo e ponti capaci di unire persone, lingue e culture diverse.

Mariangela Di Grado

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