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Giugno 2026

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Cari, carissimi Amabili, vi chiedo scusa se la mia presenza in questa rubrica è stata piuttosto altalenante negli ultimi tempi, ma la mia opera era richiesta altrove e sono stata costretta a scegliere se dormire la notte oppure preparare gli articoli in anticipo. E, da buona procrastinatrice quale sono, do il meglio di me solo sotto scadenza ma – nonostante ami voi e i romanzi rosa – dormire verrà sempre al primo posto nella mia vita. Sono famosa nel mio entourage per essere una gran dormigliona, capace di chiudere gli occhi nei posti e nelle situazioni più impensabili, e ne vado oltremodo fiera.

Giugno 2026 porta un clima più dinamico e comunicativo, particolarmente interessante per chi lavora con le lingue, la scrittura e la mediazione culturale. Invita a rimettere in circolo idee, contatti e progetti, ma anche a riflettere sulla gestione di tempo ed energie. Molte opportunità possono nascere attraverso conversazioni, collaborazioni o incontri apparentemente casuali, soprattutto nella prima metà del mese. Allo stesso modo, il cielo di giugno sembra ricordare che lavorare bene non significa necessariamente lavorare senza sosta: organizzazione, lucidità e qualità delle relazioni professionali sono fondamentali quanto la produttività.

Quando si parla di letteratura lusofona africana, si distingue nel panorama internazionale il nome di Ana Paula Tavares. Poetessa, storica e ricercatrice angolana, la sua opera rappresenta uno dei più significativi punti d’incontro tra memoria, identità femminile, tradizione orale e riflessione storica. Nel 2025 riceve il prestigioso Premio Camões, massimo riconoscimento letterario della lingua portoghese, consacrando una carriera costruita su decenni di ricerca e scrittura. Nasce il 30 ottobre 1952 a Lubango, nella provincia della Huíla, nel sud dell’Angola.  Prima di dedicare anima e corpo alla letteratura, Ana Paula Ribeiro Tavares si forma come storica. Consegue un master in Letterature Africane di Lingua Portoghese presso l’Università di Lisbona e lavora in istituzioni dedite alla ricerca storica e alla conservazione del patrimonio culturale angolano. Questa sua duplice formazione non può che attraversare e influenzare tutta la sua produzione poetica. 

Maria Angela Ardinghelli è stata una delle figure più significative ma meno conosciute dell’Illuminismo scientifico italiano e, con la sua poliedrica attività di letterata, matematica, fisica e traduttrice, ha lasciato un profondo segno in un’epoca in cui la scienza era ritenuta retaggio esclusivo maschile. Nacque a Napoli in data incerta (alcune fonti indicano il 1725, altre il 1728 e altre ancora il 1730) in una nobile famiglia fiorentina decaduta, incoraggiata dai genitori ricevette un’educazione di alto livello: studiò retorica, latino, lingua in cui componeva versi già in giovane età, poi fisica e matematica, rispettivamente con Giovanni Maria Della Torre e Vito Caravelli, due delle menti più brillanti della città. Nel 1747 entrò a fare parte dell’influente circolo napoletano fondato da Ferdinando Vincenzo Spinelli, principe di Tarsia, nel quale trovò un ambiente fertile per lo scambio di idee e la collaborazione. Il cenacolo si affermò ben presto come il centro nevralgico della ricerca scientifica, con laboratori per lo studio della fisica newtoniana, dell’astronomia e dell’elettricità, e una fornita biblioteca aperta al pubblico. In un’incisione contenuta nell’opera Tentamina de causa electricitatis di Petrus Joannes Windler, che fu uno degli illustri ospiti del circolo, appare raffigurata mentre partecipa a un esperimento, unica donna circondata da uomini. 

Anche quest’anno La bottega dei traduttori ha partecipato al Salone Internazionale del Libro di Torino con lo stand F110 nel padiglione 2, questa volta con una valigia carica di fili di lana colorati e maschere per celebrare i 100 anni dalla pubblicazione di Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello. Per chi, come me, frequenta il SalTo da tempo, ogni edizione ha qualcosa di unico. Eppure, anche dopo diverse partecipazioni, è sorprendente quanto questa manifestazione riesca ancora a regalare incontri inattesi e nuove idee. Tra i corridoi del Lingotto passano persone provenienti dai percorsi più disparati: c’è chi studia lingue, chi sbircia tra i volumi alla ricerca della prossima lettura, chi si rimette in gioco con nuove professioni, chi scrive libri e chi lavora da più o meno tempo in ambito editoriale. Da ogni incontro nasce una conversazione diversa e spesso basta uno scambio di parole per aprirsi a nuove prospettive e dare vita a collaborazioni future.