L’amore è una cosa seria: l’immaginario estetico contemporaneo nel genere romance
Cari, carissimi Amabili, vi chiedo scusa se la mia presenza in questa rubrica è stata piuttosto altalenante negli ultimi tempi, ma la mia opera era richiesta altrove e sono stata costretta a scegliere se dormire la notte oppure preparare gli articoli in anticipo.
E, da buona procrastinatrice quale sono, do il meglio di me solo sotto scadenza ma – nonostante ami voi e i romanzi rosa – dormire verrà sempre al primo posto nella mia vita. Sono famosa nel mio entourage per essere una gran dormigliona, capace di chiudere gli occhi nei posti e nelle situazioni più impensabili, e ne vado oltremodo fiera.
Ma basta parlare di me, passiamo ad argomenti seri. Avete goduto della visione della serie romance dell’anno? Sto parlando della prima stagione di Off Campus, ovviamente, che ha scatenato la mia curiosità e mi ha lasciato sorpresa e soddisfatta. Posso affermare senza vergogna che Prime Video ha reso molta più giustizia alla storia della sua stessa autrice e per la prima volta (no, forse è la seconda) mi ritrovo ad ammettere che la trasposizione video sia migliore del libro.
Non è questo però l’argomento del mese, ma guardare questa serie mi ha fatto riflettere su una questione: l’immaginario estetico contemporaneo.
Inutile negare che anche i romanzi rosa si siano evoluti insieme alla società e che, nonostante i protagonisti debbano essere bene o male attraenti (così come chi investiga un caso in un giallo debba essere una persona scaltra e intuitiva), l’idea di bellezza si è ampliata iniziando a comprendere anche le imperfezioni che ci rendono unici.
Forme generose, caratteri difficili, disabilità e neurodivergenze si stanno normalizzando a riprova che i sentimenti non sono appannaggio di un’élite ma tutti possono vivere una memorabile storia d’amore.
La domanda che mi sorge, guardando i muscoli sudati dei giocatori di hockey, è questa: non è che questa emancipazione culturale l’abbiamo raggiunta solo con i corpi femminili?
Quello che percepisco è un ribaltamento dei ruoli, dove la mentalità femminista ha lottato con forza contro l’oggettificazione e la standardizzazione dei corpi, dove giustamente nelle pubblicità troviamo donne di tutte le razze e corporature, con la vitiligine e le smagliature, il corpo maschile deve essere sempre tonico, alto e scolpito come una statua di Michelangelo.
Dove negli anni novanta c’erano perizomi e poppe al vento come se piovesse, adesso troviamo chiappe e six pack a profusione. Non ho mai visto tanti culi maschili sullo schermo come negli ultimi mesi (penso che tutti noi conosciamo la forma delle natiche di ogni personaggio maschile di Bridgerton), pettorali, spalle e tutto quanto possa farci sbavare e pensare “non toccherò mai nella vita una roba del genere”. Incontri casuali sotto la doccia? Al fiume? Ma sì, ogni situazione è buona per infilare nella trama un uomo nudo e una fanciulla salivante!
E, nonostante io abbia sposato da decenni (nel vero senso della parola) la tartaruga girata al contrario e il mio orgoglio mi impedisca di sbavare dietro a chiunque (fangirl sì, sottona mai), mi rendo conto che una buona parte della responsabilità ce l’hanno gli sport romance.
Non fraintendetemi, non sono una puritana e ben mi ricordo i videoclip di certe boyband con la camicia aperta, ma li vivevo come una benedizione irripetibile e non come un bombardamento.
Perciò, cari maschi adorati, non cadete nello stesso tranello, non pensate di essere brutti se non avete i muscoli inventariabili, gli occhi azzurri o l’altezza di un giocatore di basket. Quello che dovete prendere ad esempio dagli uomini scritti dalle donne non è il fisico, ma la mentalità.
Il rispetto dei confini, la gentilezza, la protezione che potete dare a una ragazza, l’equità nei ruoli.
La moda cambierà, ci stuferemo di tutto questo sport e torneremo ad amare la normalità, ma nel frattempo non sentitevi sotto pressione, lottate anche voi per il rispetto delle vostre imperfezioni.
E voi, piccole lettrici, lasciate i bellimbusti nei libri e non costringete questi giovanotti a sessioni di palestra e cerette contro la loro volontà per rispecchiare un ideale estetico patinato. Usiamo l’empatia: che ognuno sia quello che vuole essere e che piuttosto alleni il cervello.