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Maria Angela Ardinghelli, traduttrice di opere scientifiche 

Maria Angela Ardinghelli è stata una delle figure più significative ma meno conosciute dell’Illuminismo scientifico italiano e, con la sua poliedrica attività di letterata, matematica, fisica e traduttrice, ha lasciato un profondo segno in un’epoca in cui la scienza era ritenuta retaggio esclusivo maschile.

Nacque a Napoli in data incerta (alcune fonti indicano il 1725, altre il 1728 e altre ancora il 1730) in una nobile famiglia fiorentina decaduta, incoraggiata dai genitori ricevette un’educazione di alto livello: studiò retorica, latino, lingua in cui componeva versi già in giovane età, poi fisica e matematica, rispettivamente con Giovanni Maria Della Torre e Vito Caravelli, due delle menti più brillanti della città. Nel 1747 entrò a fare parte dell’influente circolo napoletano fondato da Ferdinando Vincenzo Spinelli, principe di Tarsia, nel quale trovò un ambiente fertile per lo scambio di idee e la collaborazione. Il cenacolo si affermò ben presto come il centro nevralgico della ricerca scientifica, con laboratori per lo studio della fisica newtoniana, dell’astronomia e dell’elettricità, e una fornita biblioteca aperta al pubblico. In un’incisione contenuta nell’opera Tentamina de causa electricitatis di Petrus Joannes Windler, che fu uno degli illustri ospiti del circolo, appare raffigurata mentre partecipa a un esperimento, unica donna circondata da uomini. 

La buona padronanza dell’inglese e del francese si rivelarono fondamentali per il lavoro di divulgatrice scientifica, a cui il suo nome è legato: tra il 1750 e il 1756 pubblicò la traduzione in italiano dei due volumi di Statical Essays (1733), opera principale del botanico e fisiologo inglese Stephen Hales,  intitolati rispettivamente Vegetable Staticks e Haemastaticks, che contengono i risultati degli esperimenti sulla fisiologia vegetale e animale. 

Ardinghelli, che fu in corrispondenza con Hales, affrontò la  traduzione con un rigore scientifico e un’autorevolezza sorprendenti per una donna di scienza dell’epoca: la sua Statica degli animali e de’ vegetabili non fu solo una trasposizione linguistica, ma un’interpretazione competente e scrupolosa dei contenuti, corredata di note esplicative e critiche molto elaborate, sulla base della selezione meticolosa di dati, della riformulazione dei calcoli eseguiti dall’autore in unità di misura inglesi, e della correzione dei suoi errori e di quelli presenti nella traduzione francese, di cui lei si servì come testo di riferimento per confrontare la propria resa, uscita nel 1735 e curata dal naturalista Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon. 

L’abate Jean-Antoine Nollet, un’autorità nel campo della fisica sperimentale, elogiò in una nota in calce delle sue Lettres sur l’électricité (1753) la traduzione di Ardinghelli, definendola ricca di osservazioni molto perspicaci e sagge, e omaggiò la giovane e virtuosa traduttrice, che ebbe l’occasione di conoscere di persona nel 1749 in Italia e scelse come destinataria della prima delle sue lettere. 

Ardinghelli realizzò la versione in italiano della suddetta opera di Nollet, che fu pubblicata anonima nel 1761, e intrattenne con il fisico un lungo scambio epistolare, che si presume costituito da una settantina di missive riguardanti varie questioni scientifiche, fra cui gli esperimenti di Benjamin Franklin e la vulcanologia, in particolare il Vesuvio. Gli estratti più salienti venivano tradotti da Nollet in francese e dibattuti all’interno dell’Académie des sciences di Parigi, di cui era membro. 

Il nome di una talentuosa scienziata italiana era entrato in un’istituzione preclusa alle donne e un medaglione con il suo ritratto fu esposto nella sala riunioni dell’Accademia; la notorietà che ne seguì la portò di fatto a fungere da intermediaria tra gli studiosi italiani e quelli di Oltralpe, ai quali inviava regolarmente resoconti attendibili di fenomeni naturali riguardanti diversi campi della scienza. 

Ardinghelli corrispose anche con un altro eminente scienziato francese dell’epoca, il matematico e astronomo Alexis-Claude Clairaut, e nel 1765 fu onorata della visita del direttore dell’Osservatorio di Parigi, l’astronomo Jérôme de Lalande, che ne lodò il talento e la cultura. 

Le è stata attribuita anche la traduzione parziale, pubblicata anonimamente tra il 1772 e il 1779, dell’opera enciclopedica di Leclerc, Histoire naturelle, una delle pubblicazioni scientifiche più accreditate del Secolo dei Lumi. 

Dopo il matrimonio con il regio consigliere Carlo Crispo, si trasferì per qualche tempo in Calabria e prese a occuparsi di materie giuridiche per aiutare il marito nel lavoro, mantenendosi però in contatto con la comunità scientifica napoletana. Fece poi ritorno a Napoli, dove si dedicò all’insegnamento privato e vi restò fino alla morte avvenuta nel 1825. 

Nell’epoca dei viaggi di erudizione passati alla storia con il nome di Grand Tour, Ardinghelli non si recò mai all’estero e rimase sempre molto legata alla sua città natale, che a partire dal secolo precedente aveva conosciuto una rinascita culturale molto vivace e a cui lei offrì un contributo prezioso con le traduzioni commentate, gli scambi epistolari e il ruolo di salonnière, di animatrice di un salotto tenuto nella sua abitazione in Largo della Pignasecca e divenuto ben presto il punto di incontro dei naturalisti italiani e stranieri, in particolare francesi. In veste di anfitriona colta, si occupava non solo dell’ospitalità e delle conversazioni, ma anche di accompagnare gli ospiti alla scoperta della geomorfologia del territorio napoletano.  

La sua biografia è la testimonianza di una vita dedicata con passione alla mediazione scientifica tra il Regno di Napoli e la Francia, una storia di scienza al femminile sospesa tra visibilità e anonimato che merita di essere ricordata.

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