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Lusofoniamo: scrivere Per Esistere, l’EscrevivêNcia di ConceiçãO Evaristo

Basta una parola semplice – anzi composta – a spalancare le porte dell’universo letterario lusofono e riconoscere l’inimitabile firma di Conceição Evaristo: escrevivência. Un neologismo che intreccia scrittura e vita, esperienza e parola, e che restituisce il senso profondo di un’opera nata dal margine. Per Evaristo, infatti, scrivere non è un esercizio astratto o un passatempo: è un gesto necessario, radicato nei corpi, nella memoria, nella storia collettiva.

Nasce nel 1946 in una favela di Belo Horizonte, da una famiglia numerosa e molto povera; Evaristo cresce tra difficoltà tangibili e un desiderio irrefrenabile di conoscenza. Lavora come domestica, studia, si laurea, diventa insegnante: un percorso che solo a ricordarlo è un vero e proprio racconto di resistenza. La sua biografia diventa materia narrativa, perché – come suggerisce la sua stessa poetica – la scrittura non può separarsi dall’esperienza, dalla vita vissuta in prima persona. Il suo esordio letterario avviene negli anni Ottanta all’interno dei Cadernos Negros, progetto del collettivo Quilombhoje, fondamentale per la diffusione della letteratura e cultura afrobrasiliana. È qui che la sua voce si modella e prende forma: non esclusivamente individuale, ma corale, attraversata da una pluralità di storie, memorie, traumi e resistenze. Fin dall’inizio, i temi sono molto chiari e netti: la condizione delle donne nere, la memoria della schiavitù, la violenza sistemica, le disuguaglianze sociali. Ma ciò che rende unica la sua scrittura è la capacità di tenere insieme dimensione politica e intimità, denuncia e liricità. Tra le opere da ricordare, e tradotte in italiano, Olhos d’água (Occhi d’acqua, Capovolte edizioni) che rappresenta forse la porta – anzi il portone – verso il mondo dell’autrice. Si tratta di una raccolta di racconti che attraversa la vita quotidiana delle comunità afrobrasiliane, restituendone la complessità, le avversità senza mai cadere nel pietismo. Le storie sono brevi, taglienti, “scheggiate” da una costante tensione. La vita si muove, perde il suo equilibrio fragile, spesso “sulla corda tra la vita e la morte”. Ma al centro, sempre, ci sono le donne:

Il vero protagonista dell’opera è l’universo […] della donna Nera

Le loro esistenze sono segnate da un passato che non si lascia e non si può archiviare: è un passato che non passa. Nei suoi scritti, la memoria non è nostalgia, ma presenza viva, qualcosa che ritorna ad agire nel presente, nei gesti quotidiani, nei silenzi, nelle eredità invisibili.

Con Becos da memória (Vicoli della memoria, Tamu edizioni) amplia il raggio della traiettoria e costruisce un romanzo corale. Non vi è un singolo protagonista, ma una comunità intera, quella di una favela destinata alla distruzione. Le vite che la abitano si intrecciano in una narrazione fatta di ricordi, perdite e sempre di resistenza. È un’opera che restituisce la meritata dignità a chi spesso resta fuori: esistenze ai margini. Evaristo si muove liberamente tra uno slalom di generi:
racconti (Insubmissas lágrimas de mulheres), poesia (Poemas da recordação e outros movimentos) e romanzi (Ponciá Vicêncio).

Nonostante le diverse forme, ciò che resta costante è la sua idea di letteratura come testimonianza vera. Non una scrittura “su” qualcosa o qualcuno, ma una scrittura che nasce da dentro. In questo senso, l’escrevivência è una presa di posizione, un desiderio di rifiutare l’illusione di una neutralità della letteratura e affermare che ogni parola porta con sé una storia, un corpo, una posizione nel mondo.

Oggi leggere Conceição Evaristo significa confrontarsi con uno sguardo fiero e attento che, senza alcun timore, mette in discussione quello dominante. Le sue storie non chiedono solo un certo carico di empatia, chiedono attenzione, ascolto e autocoscienza.

La sua scrittura coraggiosa ci ricorda che la letteratura può essere un luogo di resistenza, ma anche di ricostruzione – uno spazio in cui le vite invisibili diventano visibili, in cui le storie negate trovano finalmente voce.

Scrivere, per Conceição Evaristo, è un modo di esistere e di affermare che nessuna storia è davvero marginale finché qualcuno continua a raccontarla.

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