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Boo! Hou! ¡Bú!: quando le lingue ci insegnano che non bisogna dare nulla per scontato

In questa simpatica rubrica intitolata “Boo! Hou! ¡Bú!”, Maria Oliva ci condurrà nei meandri più o meno proibiti delle lingue di tutto il mondo. Si parlerà delle parole e delle espressioni che alcuni parlanti del globo non osano o non hanno osato nemmeno pronunciare, cercando di scoprine e spiegarcene le ragioni. Siete pront* a conoscere i primi due tabù linguistici raccolti da Maria?

IL PROBLEMA DEL 4 AGOSTO

Sono nata il 4 agosto, ma se mi trovassi in Giappone (oppure in Cina, in Corea o a Taiwan) probabilmente dovrei optare per una data di compleanno alternativa – proprio io che a questo numero sono così tanto affezionata – per non scatenare una tetrafobia generale (ebbene sì, incredibile, ma vero: esiste una parola apposita per definire questa avversione).

Se vi state chiedendo il perché, sappiate che in giapponese la pronuncia del numero 4 (shi) è uguale a quella che indica la parola morte. E se nel parlato, si è deciso di affidarsi a una pronuncia diversa, corrispondente a yon, in generale, i parlanti si fanno in quattro (ops!) per evitare di includere, nella loro lingua scritta e orale, questa cifra ritenuta nefasta (un po’ come accade nella nostra cultura con il 17 o negli Stati Uniti con il 13).
Questa superstizione è arrivata a condizionare talmente tanto le persone, che spesso negli edifici pubblici, il quarto piano semplicemente non esiste, poiché si passa direttamente dal terzo al quinto.

Ora che siete pront* a gridare la notizia ai quattro venti, non perdetevi il prossimo viaggio nei meandri più oscuri delle lingue umane.

IL DIVIETO DEI NOMI ILLUSTRI

Immaginate di parlare e scrivere senza poter utilizzare nemmeno una sillaba contenuta nel nome Sergio Mattarella (Ser-gio Mat-ta-rel-la).Ci state provando? Come va? Ecco, dire che è complicato è un eufemismo.

Per capire perché vi stia infliggendo questa “punizione”, questo mese vi porto con me nel passato della Cina imperiale, dove alla popolazione (per ragioni che restano ancora oggi oscure) non era permesso né pronunciare né tantomeno scrivere il nome di personalità illustri come imperatori, antenati e saggi.

Il suddetto divieto aveva non poca influenza sulla vita delle persone: infatti, non solo non era concesso pronunciare il nome della persona in questione, ma nemmeno i caratteri che lo componevano e questo significava escludere anche un ingente numero di parole comuni (ritornando al nostro Mattarella, per una campana come me sarebbe, per esempio, impensabile non avere la possibilità pronunciare parole come mozzarel-la! Vi rendete conto della crudeltà?). Tuttavia, le nostre amiche e i nostri amici cinesi non si sono arresi e hanno cercato di ovviare al problema impiegando un carattere dal suono simile, oppure omettendo nello scritto un tratto grafico dal carattere. Si narra persino che un imperatore dall’animo magnanimo abbia cambiato i caratteri del suo nome optando per un carattere meno comune proprio per rendere più semplice la vita dei suoi concittadini.

E oggi? La situazione non è poi così cambiata: per rivolgersi ai familiari, per esempio, non si utilizzano i loro nomi, ma la parola corrispondente al termine usato per esprimere la parentela. Anche questa tappa nelle oscurità e nelle meraviglie delle lingue si conclude qui, ma il viaggio continua…

Ps Fatemi sapere poi com’è andato il gioco delle sillabe di Sergio Mattarella!

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