“Bologna meets La bottega”: workshop di traduzione per amanti del brivido
Abbiamo chiesto a due partecipanti a “Bologna meets La Bottega” di scrivere un resoconto sull’evento, per conoscere un punto di vista esterno, per raccontarvi di questa esperienza attraverso gli occhi non di chi l’ha organizzata ma di chi l’ha vissuta.
Le parole di Alessandra Pedrabissi ed Emanuela Graziani ci hanno emozionato e commosso, dimostrandoci di essere riuscite nell’intento che da sempre ci prefiggiamo quando organizziamo i nostri eventi, che siano online o in presenza: creare qualcosa che possa essere ricordato, con gioia e partecipazione.
A voi il giudizio finale.
Partire per Bologna a inizio gennaio sembrava un’impresa. Stanchezza residua da feste, freddo intenso e in più sciopero dei trasporti dell’ultimo minuto. Ma nulla ha potuto fermare la nostra determinazione e il 10 gennaio Bologna ci ha accolte a braccia aperte per il seminario de La bottega dei traduttori sulla traduzione di horror e fantastico.
Dal sabato di formazione con Tiffany Vecchietti e relativa translation slam, conclusosi con un aperitivo di gruppo, alla domenica di visita alla mostra Vampiri a palazzo Pallavicini – curata dal nostro socio Marco Battaglia in collaborazione con Alterego Experience – e passeggiate in centro città, l’evento è stato un tripudio di emozioni e sapori.
Siamo Alessandra ed Emanuela e in questo articolo vogliamo portarvi con noi in questo viaggio di due giorni all’insegna del brivido e della meraviglia.
Impressioni a caldo sull’evento?
Alessandra: Non è il primo evento in presenza della Bottega a cui partecipo, ma le emozioni che questo genere di attività mi suscita sono sempre le stesse. Il piacere di ritrovare volti noti e conoscerne di nuovi. La gioia di imparare concetti o approfondire tematiche con professionisti preparati. E poi i momenti in cui i due aspetti si mescolano e le discussioni si fanno più leggere, ma ugualmente profonde. Perché sì, questo lavoro è anche passione e Bologna, con la sua anima artistica e comunitaria, è stata la cornice perfetta per l’incontro. Il fatto di unire la formazione a un evento culturale come una mostra, a mio avviso ha reso il tutto ancora più speciale.
Emanuela: Per me era il primo evento in presenza con la Bottega e non vedo l’ora che venga organizzato il prossimo. È stato bellissimo rivedere e conoscere persone che fanno il mio stesso lavoro, con cui riesci a capirti al volo anche se magari ci chiacchieri da nemmeno cinque minuti. Ci siamo trovate tutte in sintonia, prima a imparare e a mettere alla prova le nostre abilità con il workshop e la translation slam, poi a ridere e scherzare durante l’aperitivo. E poi a condividere una delle nostre passioni, oltre alla traduzione, durante la mostra della domenica, che ci ha dato modo di conoscerci anche un po’ meglio. Mi sono trovata davvero bene, uno degli eventi migliori a cui abbia mai preso parte, organizzato con un giusto mix di studio e relax.
Qual è stato per te il momento più coinvolgente?
Alessandra: Da studiosa appassionata e curiosa incallita, devo dire la formazione. Non solo perché Tiffany Vecchietti è cintura nera di horror e fantastico, ma anche perché le continue citazioni ai titoli più disparati del segmento hanno reso la lezione oltre che arricchente, anche divertente. E in occasione dell’aperitivo abbiamo avuto modo di approfondire ulteriormente la discussione. Ma non posso non citare la mostra Vampiri, che mi ha lasciata con occhi pieni di meraviglia e gambe un po’ tremanti… Un encomiabile lavoro di ricerca sulla figura del vampiro nei secoli!
Emanuela: Il workshop. Tiffany è stata davvero brava a portarci nel modo del fantastico e a mettere in luce tutte le difficoltà e le problematiche che ci si può trovare ad affrontare, e grazie alla sua ironia e a come ci ha coinvolto, è stato anche divertente, soprattutto quando ci ha parlato dei problemi di adattamento e dei lampi di genio per risolverli nel cuore della notte, cosa in cui non si fa fatica ad immedesimarsi, anzi… a chi non è successo? L’aperitivo pomeridiano in cui ci ha fatto compagnia rispondendo anche ad alcune domande più personali su come si è avvicinata alla traduzione e la visita alla mostra Vampiri di domenica sono stati la ciliegina sulla torta. Un’esposizione davvero curata e ben fatta, imperdibile per una fan come me di quelle creature misteriose e affascinanti. 
Che tesoro ti porti a casa da questi giorni?
Alessandra: La consapevolezza che siamo tutte accomunate dalle stesse insicurezze, paure e incertezze. Che quello che nella privacy di casa o dell’ufficio sembra un problema di portata galattica si ridimensiona all’istante non appena parli con qualcuno che capisce la tua stessa “lingua professionale”. E poi, beh, una menzione speciale alla rosetta con mortadella consumata insieme alle colleghe sotto i portici!
Emanuela: Quello di sapere che sono “meno sola”, per così dire. Il nostro lavoro è solitario, lo si svolge sempre per conto proprio, sei tu e il tuo PC, e a volte si ha una sensazione straniante, di isolamento quasi (o almeno per me è così), e magari si affrontano questioni o si notano cose che è difficile far comprendere o spiegare a chi è estraneo a questo mondo. Venire a contatto con altre colleghe – che poi alla fine diventano amiche – è rigenerante, perché scopri che non sei l’unica con quei problemi e quelle insicurezze, e parlarne insieme ti dà una mano a trovare soluzioni o nuovi stimoli.
Hai partecipato a questo evento in qualità di socia. Perché hai scelto proprio la Bottega?
Alessandra: Come già condiviso in occasione di un intervento al Salone del libro, fin dalla prima volta che mi è saltato all’occhio il nome della Bottega ho iniziato a fantasticare sull’idea di far parte di una comunità di appassionati di traduzione. L’incontro è stato fortuito, ma continuare il viaggio insieme è stata una decisione presa con consapevolezza. Ho trovato un gruppo che ha voglia di fare, costruire e condividere, tanto che a volte non riesco a star dietro a tutto! E l’attenzione costante alla formazione di qualità, in un mondo in cui è sempre più facile trovare contenuti poco attendibili, è una garanzia.
Emanuela: Questo è il terzo anno che faccio parte della Bottega, e non avrei potuto trovare un’associazione migliore. L’ho scoperta per caso su Instagram e ho iniziato a seguirne i post e le iniziative, e mi è sembrata da subito un’idea magnifica quella di “fare rete” con altri traduttori e traduttrici come me, per confrontarci e aiutarci. La Bottega continua sempre a proporre moltissime iniziative, fa formazione, offre bandi per crescere a livello professionale. Il gruppo che si è creato è sempre fonte di nuovi spunti ed è formato da persone in gamba e sempre disponibili a dare una mano, se serve.