L’amore è una cosa seria: la protagonista femminile
Care e cari Amabili, ci siamo lasciati alle spalle un mese lungo più della saga di Fourth Wing e ci stiamo addentrando in febbraio, famoso per essere il mese dell’amore!
E se a San Valentino festeggia ogni cretino, per noi la festa dell’amore dura 365 giorni.
Visto che lo scorso mese abbiamo parlato del MMC (per chi se lo fosse perso: recuperare subito!), indovinate stavolta a chi tocca?
Non mi merito delle menti tanto abili, ma avete indovinato, oggi la scena è tutta sua, della protagonista femminile (alias MFC “Main Female Character”)!
Diciamo le cose come stanno: che ci sia o meno il doppio POV, il focus è sempre su di lei, che decide le sorti del romanzo. So di storie scritte esclusivamente dal punto di vista maschile e apprezzo il coraggio della trasgressione stilistica e formale in ogni sua sfumatura, ma è un fenomeno più unico che raro.
Perché se il maschio è colui che fa battere il cuore alle lettrici, la protagonista femminile è il vero centro della storia. Il suo è un ruolo difficile: farsi accompagnare dal lettore nel percorso e soprattutto farsi capire.
Anche nel suo caso negli anni abbiamo assistito a un cambiamento radicale: dalla lady in distress alla donna emancipata e indipendente. Eh sì, le nostre eroine devono essere toste, senza peli sulla lingua e intelligenti; l’amore non è più agognato, ma quasi una sorpresa che interferisce con la vita, un fuori programma a volte gradito a volte no.
Un altro elemento importante è l’aspetto fisico. Ovvio che la nostra protagonista deve essere gradevole alla vista, ma quello che fa di lei una donna sexy e attraente non sono per forza le forme snelle, i capelli biondi o le gambe da perticona. Ormai la MFC non incarna più un ideale, bensì rappresenta ogni genere di donna possibile: in carne, minuta, con il trucco sfatto o i capelli arruffati (che poi per fare un messy bun servono ore, altroché).
I difetti vengono esaltati come parte della sua bellezza, la rendono peculiare e interessante agli occhi di chi sa osservare nel profondo.
Creare una MFC coerente è ancora più difficile. Noi lettrici cadiamo subito ai piedi del protagonista, mentre con lei è dura empatizzare. Forse per invidia? Poco ma sicuro. Vero è che la ricerca di caratteri sempre meno stereotipati è a mio avviso una formula vincente.
“Meno cliché, più verité” sarà il nuovo slogan da gridare a squarciagola nelle piazze, cosicché leggere di una ragazza sfigata, maldestra e con qualche buchetto di cellulite ci farà sentire meno sole e ci porterà a sperare che un futuro tra le braccia di qualcuno esista anche per fisici e personalità non conformi.
Siate sempre voi stesse, la vostra unicità è la vera bellezza.