Satō Haruo e Le avventure di Pinocchio in giapponese
Satō Haruo (佐藤 春夫) è stato uno degli autori più rappresentativi dell’era Taishō (1912-1926), considerata la fase di transizione tra due epoche fondamentali della storia del Giappone: l’era Meiji (1868-1912), il regno illuminato, e l’era Shōwa (1926-1989), contrassegnata dall’ultranazionalismo militarista e imperialista, dall’entrata nella Seconda guerra mondiale e dai bombardamenti atomici.
Sulla scia dello spirito riformatore e modernista del periodo precedente, l’era dell’imperatore Taishō segnò l’ascesa del Giappone a potenza mondiale e rappresentò una svolta cruciale per la società, con una trasformazione radicale degli usi e costumi e della vita quotidiana. Accanto allo sviluppo sociale ed economico, anche la cultura conobbe una nuova fioritura, durante cui esplose tra i giovani la moda di vestirsi all’occidentale abbandonando i tradizionali kimono e geta (i sandali di legno), si diffuse l’abitudine di incontrarsi nel tempo libero nei caffè per ascoltare musica jazz e il femminismo prese a farsi strada e a sovvertire la famiglia patriarcale.
Satō Haruo nacque nel 1892 a Shingū (prefettura di Wakayama), città che intorno al 1910 prosperò grazie al trasporto di legname e al commercio lungo il fiume Kumano. Proveniente da una famiglia di accademici, Satō fu un autore versatile che si cimentò con successo nei generi più diversi, dal romanzo alla poesia e al teatro, fino alla critica letteraria, alla saggistica e alla biografia, passando anche dalla traduzione dalle lingue europee e dal cinese.
Iniziò a scrivere in giovane età, pubblicando i primi scritti su due delle più importanti riviste letterarie del tempo, Myōjō (明星, Stella del mattino) e Subaru (スバル, Pleiadi), mensili improntati a divulgare la poesia romantica nel Giappone del tardo periodo Meiji.
La conoscenza di Ikuta Chōkō, critico letterario e noto traduttore di Omero, Dante, Marx, Dumas e Nietzsche, gli permise di entrare in contatto con i circoli letterari più in vista del Paese. Nel 1910 si trasferì a Tokyo e si iscrisse all’università privata Keiō, dove divenne discepolo del romanziere Kafū Nagai, autore che ammirava già da tempo, ma non portò a termine gli studi universitari.
A partire dal 1914 iniziò a pubblicare i racconti che consolidarono la sua fama, quale rappresentante di un filone letterario fantastico, e che risentono fortemente dell’influenza di E. A. Poe e di Oscar Wilde. Alla favola innovativa dai tratti onirici Supein-ken no ie (西班牙犬の家, La casa dello spaniel), seguirono Shimon (指紋, Impronta digitale), un racconto a metà tra il giallo e il fantasy, in cui la scienza criminologica si fonde con il tema del doppelgänger (il doppio), Utsukushiki machi (美しき町, La bella città), fantasia utopica ed estetica sul valore dell’arte nell’era del moderno capitalismo e Den’en no yūutsu (田園の憂鬱, Elegia pastorale), descrizione dai contorni magici e surreali della malinconia di un intellettuale borghese. Dalle sue esperienze a Taiwan (allora colonia giapponese) nell’estate del 1920, nacquero diverse opere a sfondo coloniale, che catturarono l’essenza della cultura popolare taiwanese sotto il dominio giapponese; la più famosa è Jokaisen kitan (女誡扇綺譚,La misteriosa storia del ventaglio) del 1926, una sottile critica al colonialismo mascherata da racconto sovrannaturale.
Satō si occupò anche di letteratura per l’infanzia, sia come autore che come traduttore. La sua traduzione del capolavoro di Carlo Collodi Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino comparve per la prima volta nel 1920, in una versione parziale, sulla rivista per ragazzi Akai Tori (赤い鳥, Uccello rosso) con il titolo Itazura ningyō no bōken – Chōhen dōwa, (いたずら人形の冒険・長編童話, Le avventure di una marionetta dispettosa – Racconto per ragazzi). Nel 1925 uscì l’edizione completa e definitiva presso l’editore Kaizōsha come Dōwa Pinochio – Ayatsuri ningyō no bōken (童話ピノチオ・操り人形の冒険, La Storia di Pinocchio: avventure di una marionetta).
Come si nota nella resa del titolo, Satō impiegò il vocabolo dōwa, termine che definisce una storia per bambini e riflette l’idea romantica di purezza d’animo tipica dell’infanzia, (dōshin 童心, cuore di bambino), promossa da Suzuki Miekichi, il fondatore ed editore della rivista.
Dal Granducato di Toscana (in cui si presume ambientata la storia fantastica di Pinocchio) al Giappone Taishō il passo è lungo e la distanza geografica implica soprattutto una differenza sostanziale di contesto culturale, entro il quale avvenne la ricezione e l’adattamento della storia del burattino di legno italiano e della sua trasformazione in un ragazzo in carne e ossa.
Nell’originale la metamorfosi da burattino monello a bambino avveduto avviene attraverso la presa di coscienza del pericolo, a cui si va incontro se ci si lascia tentare da facili lusinghe, e della necessità di mettere giudizio, imparando a distinguere ciò che è bene da ciò che è male, e di avere buon cuore, aiutando i bisognosi. Pinocchio non solo prende forma umana, ma attraversa un percorso di crescita morale e spirituale, che risente dell’influenza culturale cristiana dell’autore e che non trova corrispettivo nella cultura tradizionale giapponese; ciò ha finito per incidere significativamente sia sulla resa traduttiva che sulla caratterizzazione del personaggio.
Il Pinocchio giapponese è più limitato d’intelletto che incapace di discernere il bene dal male, più passivo che moralmente debole: anziché “senza giudizio” come in italiano, il burattino di Satō è definito baka (stupido), mancante di chie (intelligenza). Di conseguenza vengono meno gli ammonimenti e le considerazioni di carattere moralistico insiti nel romanzo, come l’importanza del buon senso che salva dalle cattive compagnie. Nell’opera originale il perdono della Fata Turchina per le monellerie del suo beniamino e la trasformazione in umano sono la ricompensa per un comportamento retto. Nella versione giapponese, tutto ciò è visto come frutto di una decisione razionale di Pinocchio, che dichiara di “voler diventare un poco alla volta umano”.
Di conseguenza concetti cristiani come il peccato e la redenzione non trovano né un’equivalenza linguistica né una corrispondenza contenutistica nella cultura d’arrivo: si può quindi dire che l’autore si sia ispirato all’originale per creare una traduzione addomesticata o artistica, che prevede un adattamento del testo letterario a un’altra cultura.
Fino alla morte avvenuta nel 1964, Satō rimase una figura di spicco nel panorama letterario giapponese: divenne membro dell’Accademia Giapponese delle Arti, ricevette l’ordine al merito culturale, entrò a far parte della giuria del Premio Akutagawa, istituito nel 1935 e attribuito due volte l’anno ad autori esordienti, e fu vincitore del premio Yomiuri con l’omaggio alla poetessa Yosano Akiko dal titolo Akiko Mandara.
Satō è cittadino onorario della sua città natale dove si trova il Memorial Museum a lui dedicato, che racconta la storia di una delle figure letterarie più poliedriche del Giappone.
A cura di Barbara Barnini e Maria Alessia Nanna
Fonti:
- Virtual Exhibition of Taiwan Literature. The Literary Exhibition of Haruo Sato’s Travel Writing
- Matsumoto Fūko. Da ‘monello’ a ‘ragazzo per bene’. La trasformazione del protagonista in Le avventure di Pinocchio nella loro prima traduzione giapponese
- Pitach Fernandez, Pau. Art, Labor, and Utopia in the Early Fiction and Criticism of Satō Haruo