L’amore è una cosa seria: dov’è finito tutto il divertimento?
È primavera, svegliatevi Amabili!
Come avete notato, ogni stagione è buona per parlare d’amore, ma la primavera è il periodo dove tutto sboccia, i sensi si risvegliano e il sole tiepido ci fa venire voglia di leggere un bel romance sdolcinato.
Ora però, usciti dal torpore invernale, si risveglia una piccola polemica: mi spiegate cosa vi ha fatto di male la commedia romantica?
In giro si vedono crescere sempre più malesseri, storie di sofferenza, tragedie familiari, personaggi problematici che fanno rabbrividire pure gli psicologi. Dov’è finito il divertimento?
Mi mancano le protagoniste buffe e impacciate che fanno ridere fino alle lacrime, le situazioni al limite dell’assurdo che solo una mente geniale può partorire. E non vi nascondete dietro a un dito, cari Amabili, non esiste rom-com ben scritta che non vi sia rimasta nel cuore.
Vi svelo un segreto: oltreoceano è già superata da un po’ la crisi del bad boy, adesso si punta sulla creatività, sui sentimenti genuini e sull’introspezione. Possibile che non vi siate ancora annoiati dei soliti drammi visti e rivisti?
Gentili lettori, come direbbe Lady Whistledown, lo ripeterò finché avrò fiato in gola: pretendete storie di qualità! Tutti abbiamo avuto la nostra fase Riccardo Scamarcio, ma a una certa bisogna pur evolversi…
Cosa deve fare un povero traduttore per trovare una proposta editoriale decente per il mercato italiano? Non siete saturi dei giocatori di hockey? Dei milionari impossibili? Dei mafiosi sfuggenti ma possessivi?
Preferiamo dei bei librai, dei pasticceri, addirittura dei fioristi (esatto, li ho letti con i miei occhi). Mettiamo da parte per un attimo il fangirling e allarghiamo le nostre prospettive. Il mercato è saturo di titoli identici, di storie in cui di diverso ci sono soltanto i nomi dei protagonisti. L’editoria ha bisogno di rivivere di storie autentiche, che ci toccano il cuore e ci smuovono i sentimenti, non soltanto gli ormoni.
Mi piacerebbe tradurre romanzi interessanti, profondi, ma se nessuno li vuole leggere che senso ha? Ci sono molti editori che vorrebbero proporre racconti sui generis, importare vite alternative, ma chi glielo dà il coraggio di rischiare se non i lettori?
Non ho niente contro il dramma, quello che critico è l’appiattimento dell’offerta, la mancanza di scelta, la voglia di soldi “facili”.
In questo modo il nostro mestiere diventa inutile, la fantasia viene uccisa e i poveri traduttori soffrono una tristezza indicibile per non riuscire a valorizzare il proprio lavoro in un’industria dove regna la produzione di massa. E sapete che succede anche? Che il pregiudizio sul romanzo rosa come genere di bassa lega non si scardinerà mai, finché non ci riapproprieremo delle storie belle.
Perché l’editoria, così come l’amore, è una cosa seria.