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Notizie dal mondo della traduzione: Il 96% dei grandi editori italiani utilizza l’intelligenza artificiale

In Italia, nel 2025, la lettura sembra guadagnare terreno ma il tempo effettivamente dedicato ai libri diminuisce, mentre nelle case editrici si registra un uso sempre più intensivo dell’intelligenza artificiale, strumento che suscita allo stesso tempo entusiasmo e preoccupazione. È quanto emerge da due studi presentati dall’Associazione Italiana Editori (AIE) in occasione della fiera Più libri più liberi, svoltasi dal 4 all’8 dicembre alla Nuvola di Roma. Il primo studio riguarda le pratiche di lettura, il secondo l’uso dell’IA nelle filiere editoriali.

Il numero di persone tra i 15 e i 74 anni che si definiscono lettori, ossia che hanno letto almeno una parte di un libro negli ultimi dodici mesi, inclusi e-book e audiolibri, è aumentato del 4% nel 2025.

L’Italia conta oggi 33,9 milioni di lettori, pari al 76% della popolazione, contro il 73% dell’anno precedente. Tutte le fasce d’età risultano in crescita: i 15-17enni registrano un aumento del 5%, raggiungendo l’89% di lettori; i 18-34enni crescono del 2%, arrivando all’82%; i 35-54enni aumentano del 3%, attestandosi al 79%; i 55-74enni segnano un +2%, raggiungendo il 68%.

Leggere, ma per meno tempo

Questa crescita non nasconde tuttavia una realtà più preoccupante: i lettori leggono meno spesso e per meno tempo. La quota di persone che leggono almeno una volta alla settimana è diminuita, passando dal 72% nel 2022 al 61% nel 2025. Parallelamente, è aumentata la percentuale di chi legge solo alcune volte al mese, dal 26% al 38%. Anche il tempo medio settimanale dedicato specificamente ai libri cartacei è in calo: da 3 ore e 32 minuti nel 2022 a 3 ore e 7 minuti nel 2025.

Per quanto riguarda il numero medio di libri letti all’anno, il 37% dei lettori legge fino a tre libri, inclusi e-book e audiolibri; il 22% ne legge tra quattro e sei; il 19% tra sette e undici; il 22% dodici o più. Permane uno scarto di quasi dieci punti percentuali tra donne e uomini: l’81% delle donne si dichiara lettrice, contro il 72% degli uomini.

Il 5 dicembre, i dati dell’Osservatorio sulla lettura realizzati da Pepe Research sono stati presentati da Fabio Del Giudice durante l’evento “La qualità della lettura in Italia”, inserito nel programma professionale della fiera. Renata Gorgani, vicepresidente dell’AIE, commentando i risultati ha ricordato che il numero dei lettori è in aumento in tutte le fasce d’età, in particolare tra i 15 e i 17 anni.

Gorgani sottolinea che per i giovani la lettura è sempre più percepita come un’attività da condividere e da esibire con orgoglio. Avverte tuttavia che quegli stessi giovani vi dedicano meno tempo; un fenomeno che, a suo avviso, deve essere preso in considerazione. Ribadisce infine che la lettura resta la colonna portante della vita culturale e civica, e che tutti gli attori, in collaborazione con le istituzioni, devono cooperare per sostenerla, rafforzarla e raggiungere il pubblico più fragile.

Uno strumento di soft power italiano

Altri responsabili politici hanno commentato i risultati. Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati ed esponente di Fratelli d’Italia, ha affermato che il libro rappresenta la principale industria culturale e creativa del Paese. Ha ricordato le misure avviate nell’ottica della valorizzazione del settore e delle identità locali, citando in particolare il Piano Olivetti, l’investimento di 60 milioni di euro in due anni destinato alle biblioteche pubbliche e promosso dal ministro Giuli.

Lo ha definito una vera e propria rivoluzione culturale e un supporto vitale per la diffusione della lettura, soprattutto nelle aree più periferiche e nei piccoli comuni, in linea con gli obiettivi del governo Meloni. Ha inoltre affermato che la collaborazione con l’AIE proseguirà, soprattutto in occasione di eventi come questa fiera, per fare del libro un’infrastruttura culturale e uno strumento di soft power italiano nel mondo.

Irene Manzi, membro della stessa Commissione ed eletta del Partito Democratico, ha insistito su un’altra dimensione, sostenendo che la lettura non è un gesto individuale, ma un atto di cura collettiva. Sottolinea che nelle biblioteche, nei quartieri, nelle scuole e nelle numerose iniziative locali si formano ogni giorno autentiche “comunità del sapere”, capaci di generare fiducia, partecipazione e mobilità sociale.

Manzi ribadisce il proprio impegno a sostegno di queste dinamiche e auspica la creazione, presso il Centro per il libro e la lettura, di un tavolo permanente di ascolto sulla promozione della lettura. Ritiene inoltre necessaria una legge organica e condivisa per strutturare il settore del libro: una legge trasversale, in grado di garantire stabilità, visione e tutela a un settore strategico, e di promuovere il libro come infrastruttura democratica.

L’IA sempre più presente nell’editoria

Parallelamente allo studio sulla lettura, l’AIE ha presentato i primi risultati di un’indagine dedicata all’uso dell’intelligenza artificiale nelle case editrici. Si tratta della prima analisi sistematica condotta in Italia su questo tema. Dallo studio emerge innanzitutto che più di un editore su quattro, esattamente il 27,7%, è stato contattato da aziende che sviluppano modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), come ChatGPT, Gemini o Claude, per ottenere una licenza d’uso dei contenuti pubblicati. Tuttavia, quel che sembra continuare a prevalere è un atteggiamento di prudenza: solo il 3,7% degli editori ha firmato uno o più contratti di licenza.

Il 37% ha già dichiarato che non ne firmerà, mentre il 59,3% sta ancora valutando le opzioni a disposizione. Presentando i dati, il presidente dell’AIE, Innocenzo Cipolletta, ha affermato che lo sviluppo dell’IA impone di lavorare a fianco dei partner europei per ottenere una legislazione chiara ed efficace a tutela del diritto d’autore, sostenendo al contempo le imprese nell’adozione di questi strumenti. A suo avviso, le difficoltà incontrate dagli editori più piccoli confermano la necessità di politiche pubbliche che consentano a tutti di cogliere le opportunità offerte da queste tecnologie, anche a quelle realtà che dispongono di risorse economiche limitate.

Lo studio mostra inoltre che tre editori su quattro utilizzano già strumenti di IA nei propri flussi di lavoro: complessivamente, il 75,3% dichiara di farne uso. La percentuale sale al 96,2% tra gli editori con un fatturato superiore ai 5 milioni di euro, è del 75% per quelli con ricavi tra uno e cinque milioni, del 66,7% tra 500.000 e un milione, del 63,6% tra 100.000 e 500.000 euro, e del 62,5% tra gli editori con un fatturato annuo inferiore ai 100.000 euro.

Gli impieghi sono molteplici. Tra gli editori che ricorrono all’IA, il 67,1% la utilizza per la creazione di materiali destinati agli uffici stampa e alla comunicazione, e il 67,1% per la redazione di paratesti e metadati. La metà, pari al 50,7%, se ne serve per la realizzazione di copertine e illustrazioni. Quasi la metà, il 49,3%, la impiega per attività di editing, revisione di bozze e traduzione. Poco più del 31%, precisamente il 31,5%, la utilizza per mansioni amministrative o operative.

Il 21,9% ricorre all’IA per questioni di accessibilità, mentre il 19,2% la utilizza in ambito commerciale, ad esempio per la previsione delle vendite o l’analisi dei dati. Infine, il 17,8% se ne serve per lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi come software educativi interattivi per la metà degli editori scolastici, e servizi legati alle banche dati per il 33% degli editori professionali.

Il diritto d’autore al centro delle preoccupazioni

L’indagine rileva anche numerose criticità legate all’uso dell’IA. La più frequente riguarda la necessità di revisionare i contratti, i rapporti con i collaboratori e la gestione dei diritti, un tema citato dal 63,9% degli intervistati. Il 58,8% esprime timori per le potenziali violazioni del diritto d’autore da parte delle aziende che addestrano i modelli linguistici. Il 50,5% teme le cosiddette “allucinazioni” dell’IA presentate come fatti accertati.

Il 46,4% si preoccupa del rischio che i sistemi vengano addestrati su dati imprecisi, falsi o distorti. Il 44,3% si interroga su come proteggere i contenuti generati con l’IA. Il 42,3% ritiene difficile stare al passo con le evoluzioni tecnologiche.

Il 39,2% sottolinea la difficoltà nello spiegare agli autori il modo in cui le loro opere siano protette, a causa della scarsa chiarezza delle condizioni d’uso delle piattaforme di IA. Il 32% teme la proliferazione del self publishing prodotto da IA. Il 16,5% si interroga sugli impatti organizzativi interni, il 16,5% dichiara una sfiducia generale verso le aziende che sviluppano IA e un ulteriore 16,5% cita la necessità di prevedere investimenti ritenuti eccessivi. Solo il 6,2% afferma di non nutrire alcuna preoccupazione.

Presentando i risultati, Andrea Angiolini ha spiegato che gli strumenti di IA si sono ormai ampiamente integrati nei flussi di lavoro delle case editrici, su più livelli. Secondo lui, l’AIE supporta tutti gli editori in questa fase di forte innovazione, fornendo innanzitutto la formazione necessaria per cogliere le opportunità offerte da queste tecnologie, evitando al contempo i rischi di un’adozione acritica. L’indagine è stata condotta su un campione di 97 editori, per un totale di 184 marchi editoriali coinvolti.

Fonte: Actualitté – Hocine Bouhadjera, “96 % des grands éditeurs italiens utilisent l’intelligence artificielle”, pubblicato il 9/12/25.

Traduzione a cura di Giusi Merico. © Tutti i diritti riservati all’autore e all’editore.

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