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Lusofoniamo: Sebastião Alba, poeta tra luce e ombra

C’è un’immagine che sembra incarnare tutta l’intensità della vita e del linguaggio di Sebastião Alba: un uomo, un poeta con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte, come se stesse ascoltando una voce interiore oltre il tempo e lo spazio. Questo ritratto, spesso associato ai suoi versi tratti da Todas as noites me despeço, restituisce nell’immediatezza qualcosa di profondo: la poesia come canto che non si esaurisce mai, nemmeno nel silenzio più profondo e assordante. 

Dinis Albano Carneiro Gonçalves nasce l’11 marzo 1940, nella freguesia di Cividade a Braga. Nei primi anni la famiglia si trasferisce in Mozambico, dove Alba cresce, si forma e s’immerge nei grandi fermenti culturali e politici dell’Africa meridionale. Vive realtà complesse di norme e abusi coloniali, di sogni di indipendenza, di convivenze e contraddizioni. È qui che pubblica il suo primo libro, Poesias (1965), dando voce a versi che intrecciano memoria, canto e tensione esistenziale.  La sua attività non si limita alla sola poesia: si dedica al giornalismo e vive a stretto contatto con scrittori, intellettuali, partecipando a dialoghi diretti con la realtà che lo circonda. Molto della sua esperienza mozambicana, così viva e controversa, si riflette nei libri successivi come O Ritmo do Presságio (1974) e A Noite Dividida (1981). Non si può catalogare come un poeta astratto. La sua poesia nasce dall’anima e dal corpo di ogni entità, da un ritmo che pulsa nelle parole di una melodia antica, come in Alba, canzone provenzale dedicata all’addio di due amanti al sorgere del giorno. In questi versi, la poesia non è un ornamento ma un’esperienza di verità: un accostarsi alla luce e all’ombra, alla memoria e all’ebbrezza di ciò che è irriducibile quando tutto sembra svanire. La notte, l’alba, il canto dell’io lirico provocano una tensione che attraversa le sue raccolte e che continua a risuonare nel postumo Albas (2003) e nell’antologia Uma Pedra ao Lado da Evidência (2000). Nei primi anni ’80 torna in Portogallo e si trova a dover affrontare una fase difficile della sua vita: la delusione, le perdite familiari e personali, la distanza dalla terra dove era cresciuto artisticamente. Queste esperienze lo avvicinano a un’esistenza ai margini, segnata dall’alcolismo e da una vita vagabonda nelle strade di Braga. Nonostante ciò, Alba continua a scrivere su fogli sparsi, su tovaglioli, su piccoli ritagli di carta, senza arrendersi alla miseria, ma anzi trovando in essa una forma di poesia estrema. La sua morte, avvenuta il 14 ottobre 2000, in seguito a un incidente stradale, non lo esclude dai poeti lusofoni: la sua opera è infatti stata raccolta in volumi postumi, studiata, discussa e omaggiata sia in Mozambico sia in Portogallo. Nel corso del tempo sono apparse antologie come Ventos da Minha Alma (2006), oltre a raccolte critiche e iniziative di riscoperta della sua poesia. Il recupero della sua eredità, come in Todo o Alba (2023), testimonia l’interesse che la sua poesia continua a suscitare come simbolo, voce che attraversa le frontiere geografiche e linguistiche, restituendo alla parola poetica l’innato carattere di canto, silenzio, possibilità di luce in un mondo di ombre.  

Nestes lugares desguarnecidos

e ao alto limpos no ar

como as bocas dos túmulos

de que nos serve já polir mais símbolos?

Estratto da Último poema (ao Jorge Viegas) Sebastião Alba

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