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Gennaio 2026

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J.J.R. Tolkien e il suo capolavoro The Lord of the Rings non hanno bisogno di grandi presentazioni. Una moltitudine di menti si è immersa fin dalla sua uscita, tra il 1954 e il 1955, in uno dei romanzi più grandi di tutti i tempi tradotto in trentotto lingue, finendo letteralmente catturata dall’ambientazione e dalla storia dei personaggi del mondo fantastico di Arda. E dalla carta stampata alla trasposizione cinematografica il passo è stato lungo, ambizioso e al tempo stesso sensazionale: il regista neozelandese Peter Jackson è riuscito a trasformare le oltre mille pagine in immagini di incredibile potenza visiva, realizzando un’opera monumentale e unica nella storia del cinema fantasy. Uno dei personaggi più viscidi usciti dalla fantasia di Tolkien è senza dubbio Grima Wormtongue, il consigliere dapprima fedele del Re Théoden di Rohan, che soggiace alla seduzione dello stregone bianco, Saruman con cui si allea per assumere il dominio della Terra di Mezzo, Middle-earth.

Anno nuovo, nuovo articolo. E con il tanto desiderato gennaio, carico di progetti e aspettative, arriva finalmente il nome per tutti colori che seguono il romance o che lo seguiranno grazie a questa rubrica: Amabili. Vi piace? Preferivate altro? Pazienza, ormai questo nickname rimarrà scritto nella pietra, verrà tramandato ai posteri e i libri di storia ne parleranno tra qualche decennio, perciò non si può cambiare. Dunque, salutato il vecchio anno (non so voi, ma a me non mancherà per niente), siamo pronti ad affrontare il tema cardine di ogni romanzo rosa che si rispetti, quello che le lettrici agognano più del firmacopie, più degli aesthetic e persino più del cover reveal! Di cosa sto parlando? Di lui, il protagonista maschile!

C’è un’immagine che sembra incarnare tutta l’intensità della vita e del linguaggio di Sebastião Alba: un uomo, un poeta con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte, come se stesse ascoltando una voce interiore oltre il tempo e lo spazio. Questo ritratto, spesso associato ai suoi versi tratti da Todas as noites me despeço, restituisce nell’immediatezza qualcosa di profondo: la poesia come canto che non si esaurisce mai, nemmeno nel silenzio più profondo e assordante.