Anno nuovo, nuovo articolo. E con il tanto desiderato gennaio, carico di progetti e aspettative, arriva finalmente il nome per tutti colori che seguono il romance o che lo seguiranno grazie a questa rubrica: Amabili. Vi piace? Preferivate altro? Pazienza, ormai questo nickname rimarrà scritto nella pietra, verrà tramandato ai posteri e i libri di storia ne parleranno tra qualche decennio, perciò non si può cambiare.
Dunque, salutato il vecchio anno (non so voi, ma a me non mancherà per niente), siamo pronti ad affrontare il tema cardine di ogni romanzo rosa che si rispetti, quello che le lettrici agognano più del firmacopie, più degli aesthetic e persino più del cover reveal!
Di cosa sto parlando? Di lui, il protagonista maschile!
Conosciuto anche come MMC (Main Male Character), è colui che entra nelle nostre fantasie e non ne esce più per mesi. Le autrici fanno a gara a crearne di memorabili, in una sfida all’ultimo svenimento (delle lettrici).
Nonostante ci siano state grosse evoluzioni, nonostante siamo lontani dal vecchio uomo di finzione che non deve chiedere mai e nonostante abbiamo smesso di aver bisogno del principe azzurro, ci sono delle caratteristiche alle quali non si può rinunciare.
Primo: il protagonista maschile deve essere BONO. Tatuato? Scolpito? Tenero come il burro? Non importa, quando c’è lui la libido sepolta sotto strati di matrimonio e pigiami di flanella viene tutta a galla. Accettiamo i difetti, anzi ci piacciono parecchio e lo rendono pure più interessante, ma la memorabilità è direttamente proporzionale alla capacità di farci venire la pelle d’oca.
E come? Ma che ne so, qui si apre un mondo infinito: a chi piace burbero col cuore di panna (eccomi, sono io!), a chi con la battuta sempre pronta, a chi bello e dannato, a chi miliardario… accomodatevi e scegliete il vostro preferito, c’è l’imbarazzo della scelta!
Altro dettaglio importante: la coerenza. Deve essere credibile, non troppo sdolcinato (bleah) né troppo egoista. Deve attraversare un’evoluzione, deve mostrare le sue debolezze, deve faticare per ottenere ciò che desidera, insomma, ci deve far sudare (in ogni accezione del termine). E comunque, essendo un uomo, ce ne vorrà di tempo perché arrivi a comportarsi come si deve.
Poi, se nel frattempo ci vuole far sapere di avere occhi e capelli da paura, un fisico da far invidia a un gladiatore e una voce che scioglierebbe i ghiacci dell’Antartide, noi e la nostra immaginazione siamo qui disponibili ad adeguarci alle direttive.
A mio modestissimo parere, un personaggio maschile, per essere ben congegnato, non dovrebbe essere eccessivo. Piuttosto, bisogna trovargli delle particolarità, evitare lo stereotipo, dargli una vera profondità. Credo che a questo scopo l’autenticità sia sempre un’arma vincente, i personaggi maschili “triti e ritriti” si dimenticano facilmente.
Io, se devo dirla tutta, ne ho piene le sfere dei bad boy, degli uomini tormentati che fuggono allo sfinimento, quelli che “non posso averti perché ti farei troppo male”, ma dove si è visto mai?
Dateci più Adam Carlsen, più Joel, più Wes Bennet. Dateci degli uomini che sappiano esserci nel modo giusto, che siano compagni e non avversari, che aspettino di capire se sono ricambiati, osservando senza imporsi. Che sappiano cogliere i dettagli, che sbaglino, senza tutta quella innata sicurezza, che si struggano nel dubbio e nel desiderio di conquistarla. Ne abbiamo abbastanza dell’idolatria e sfido chiunque a negare l’amore per il trope #hefallsfirst
Almeno nella finzione, vi prego in ginocchio, evitiamo i casi umani. Dateci protagonisti che ci facciano innamorare e ci convincano a sperare che là fuori esistono uomini che sanno amare davvero.